La guida definitiva dei migliori album in Vinile di Lucio Battisti

Ecco la nostra Classifica dei Migliori Album disponibili in Vinile di Lucio Battisti, dal migliore al meno apprezzato (se così si può dire).

Lucio Battisti

Lucio Battisti fotografato da Cesare Monti

 

La premessa è d’obbligo, stiamo parlando del Miglior Artista della Storia della Musica Italiana. 

Partendo da questo presupposto possiamo affermare che sono stati pubblicati alcuni Album anche molto diversi tra loro che esprimono stili diversi ma sono pieni di ritmo, melodia, sonorità ed inventiva allo stato puro. La carriera di Lucio Battisti si può dividere nel periodo con Mogol e di quello con Pasquale Panella. In tutta la sua carriera Lucio Battisti ha venduto oltre 25 milioni di dischi.

Lucio Battisti è considerato un vero e proprio genio della musica, punto di riferimento per l’intero panorama della musica Italiana.

 

1) “Anima latina” (1974)

L’equilibrio perfetto tra il Battisti che è stato e quello che verrà. All’apice del successo Lucio Battisti va decisamente  controcorrente offrendo un album realizzato per affermare il suo essere un vero artista, non un commerciante. Anima latina ha dentro tutto: pop, classica, elettronica, folk, jazz. Non c’è una hit, c’è un tutt’uno sonoro che si snoda in 48 minuti tra spazi siderali e percussioni latine. Un concept sulla gelosia e sulla possessività che non teme di rivendicare la libertà dell’individuo, a costo di fare soffrire l’altro. Con la voce di Lucio Battisti (sommersa dagli strumenti) che sembra provenire da un’altra realtà. 

Sebbene non goda della stessa popolarità di altri dischi di Battisti, Anima latina è oggi considerato uno dei migliori album nella storia della musica italiana. Concepito dopo un viaggio in America Latina, presenta delle forti differenze rispetto alla produzione di Battisti degli anni ’70, soprattutto dal punto di vista musicale. 

Possiamo definirlo il suo disco più ambizioso, complesso e sfaccettato, un originale tentativo di fusione delle sonorità e dei ritmi latini con alcune delle modalità espressive tipiche del progressive.

Curiosità: la copertina, che raffigura un gruppo di bambini che gioca e danza intorno ad una donna, l’attrice Dina Castigliego, fu realizzata dal fotografo Cesare Montalbetti, che ha ricordato: «Il titolo del disco ispirò l’immagine, così decisi di rappresentare l’anima latina con la figura di una donna florida, ma dallo sguardo triste. Dina, una signora dalla simpatia esplosiva, l’avevo già fotografata per la copertina dei Flora Fauna Cemento. Attorno le radunammo, sul prato del Mulino, una schiera di bimbi, tutti figli dei nostri amici. Con l’ausilio di pentole, coperchi, trombe e trombette si organizzò un baccanale, facendo divertire tutti i presenti.»

Anima Latina
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2) “Il mio canto libero” (1972)

Il tema resta quello dei sentimenti, Mogol approfondisce le incomprensioni, le cose dette e non dette, il desiderare la libertà inseguendo l’unione. Il disco esce nel periodo di massimo successo del duo Battisti / Mogol. Solo nel giro iniziale di distribuzione vendette 450.000 copie.

L’immagine di copertina raffigura delle braccia alzate su sfondo bianco, mentre l’immagine interna gambe e piedi nudi. Le fotografie furono realizzate dal fotografo Cesare Montalbetti, che ha ricordato: «Radunai una cinquantina di amici. Feci sdraiare tutti a terra e chiesi loro di alzare le braccia. La cosa più divertente avvenne per lo scatto della parte interna della copertina. Faceva freddo, ma pregai tutti di rimanere scalzi; alcuni, i più bassi, si tolsero i pantaloni restando in mutande. Peccato non aver fatto una foto a figura intera, sarebbe risultata esilarante.»

“La luce dell’est” , il testo è composto da cinque parti, tre si svolgono nel presente e due riguardano un lontano ricordo. Un uomo passeggiando in compagnia in un bosco, ripensa ad una donna slava conosciuta durante un viaggio nell’Europa orientale. Con lei ha vissuto un sentimento intenso e ingenuo ma tutto si è interrotto bruscamente con la partenza di lui; l’episodio meno chiaro è proprio la sua fuga, che tuttavia appare inevitabile. Il passaggio tra i brani riguardanti i ricordi e quelli riferiti al presente è scandito da un rumore (prima un ramo calpestato, poi un colpo di fucile) che lo distrae dai ricordi e lo riporta a pensare alla sua attuale compagna che gli è accanto e che lo investe di un sentimento non meno forte della dolcezza del ricordo. 

Di particolare interesse e molto romantico, è il ritornello che viene ripetuto nell’intero brano che rispecchia tutte le sfumature dell’amore provato dall’uomo nei confronti della donna “A te che sei il mio presente, a te la mia mente e come uccelli leggeri, fuggon tutti i miei pensieri, per lasciar solo posto al tuo viso che come un sole rosso acceso, arde per me”. Caratterizzato da diverse metafore ed una similitudine allegra, viene ricordato tra i ritornelli più belli e romantici della musica italiana.

“Luci ah” parla di una ragazza di nome Lucia, libertina e disinibita, che in un piccolo paese, durante il giorno di festa, mette in atto comportamenti del tutto anticonformisti: brucia la chiesa del paese, fa il bagno in una botte di vino, si spoglia e appende i propri vestiti sulla punta del campanile, lega il curato, rifiuta la richiesta di matrimonio del figlio del macellaio dicendo di non essere una bistecca e per scegliere il fidanzato è quasi arrivata a “provare” tutti gli uomini del paese. La ragazza nella canzone subisce anche un rimprovero di un adulto («Lucia, di solito così non si fa!»), ma lascia intravedere una certa simpatia per la ragazza («ho l’impressione che se non smetti all’inferno forse tu finirai / ma se non altro quel luogo più allegro ed umano renderai»).

“Vento nel vento” è una struggente ballata che descrive un nuovo amore che nasce («mi son svegliato solo / poi ho incontrato te / l’esistenza un volo diventò per me»), grazie al quale riesce a mettere da parte paure e sofferenze passate («tra le tue braccia calde anche l’ultima paura / morì») e a rinascere metaforicamente («e la stagione nuova dietro il vetro che appannava / fiorì»). La canzone inizia con un’atmosfera molto intima, che incarna la timidezza, l’imbarazzo e l’incertezza che caratterizzano l’inizio di un nuovo rapporto («Io e te io e te / perché io e te?»)

Il Mio Canto Libero
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3) “Il nostro caro angelo” (1973)

I testi insistono sulle contraddizioni dei sentimenti amorosi, sulla stanchezza, a volte sull’incoerenza di certe relazioni, il disco vede una svolta piuttosto marcata verso il rock (è molto più frequente l’uso della chitarra elettrica).  Il successo commerciale fu amplificato da due brani divenuti poi classici del repertorio battistiano: Il nostro caro angelo e La collina dei ciliegi.

“Ma è un canto brasileiro” : dieci anni prima di Bollicine di Vasco Rossi, è una forte critica al consumismo del mondo occidentale e all’alienante violenza psicologica della pubblicità, portata avanti da Mogol – come in quasi tutti i suoi testi – per mezzo della storia di una coppia. Il protagonista confessa alla propria compagna, attrice pubblicitaria, di non poter più sopportare di vederla comparire in campagne pubblicitarie disoneste.

Il protagonista elenca alcuni degli spot pubblicitari a cui la compagna ha partecipato; si tratta di annunci immaginari ma del tutto verosimili, con molti riferimenti all’attualità dell’epoca, che danno a Mogol l’opportunità di accusare l’industria pubblicitaria. Con un certo anticipo sui tempi, vengono denunciati il cattivo gusto degli annunci («non ti voglio più vedere, cara, mentre sorseggi un’aranciata amara / con l’espressione estasiata di chi ha raggiunto finalmente un traguardo nella vita»), lo sfruttamento del corpo femminile («non ti voglio più vedere sul muro davanti ad un bucato / dove qualcuno c’ha disegnato pornografia a buon mercato»), la diffusione di informazioni false («parli insieme a una semplice comparsa vestito da dottore, che brutta farsa! / ti fanno alimentare l’ignoranza fingendo di servirsi della scienza!»). La pubblicità non si fa scrupolo nemmeno di reclamizzare prodotti pericolosi per l’ambiente («racconti che la benzina quasi quasi quasi purifica l’aria / sarà al mentolo l’ultima scoria!») o per la salute («fotografata insieme a dei bambini / che affidi al fosforo dei formaggini!»).

La registrazione coincise con la nascita del primo e unico figlio di Lucio, Luca: questo fece supporre che il nome all’album si riferisse al “Nostro caro figlio”. In realtà, come ha dichiarato Mogol, il testo del brano Il nostro caro angelo ha un significato critico nei confronti della Chiesa cattolica.

La copertina del disco venne considerata decisamente eccentrica, quasi  scandalosa. Secondo successive interpretazioni, intendeva sensibilizzare il pubblico su temi cari al duo Battisti-Mogol come l’ecologia e la salvaguardia delle tradizioni.

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Il Nostro Caro Angelo
20 Recensioni
Il Nostro Caro Angelo
  • Il
  • Battisti,
  • Nostro

 

 

4) “Una donna per amico” (1978)

È l’ultimo album che ritrae Battisti in copertina e solo per questo la versione in Vinile è imperdibile. La canzone trainante è Una donna per amico, ma ci sono anche altri pezzi di grande successo, ricordiamo Prendila cosìNessun doloreAver paura d’innamorarsi troppo e Perché no.

È uno dei più grandi successi di vendite che Battisti abbia mai riscosso, con un numero di copie vendute che, a seconda delle fonti, varia tra 600.000 e 1.000.000

Una Donna Per Amico (Rimasterizzato A 24Bit 192Khz)
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5) “Umanamente uomo: il sogno” (1972)

Nell’album si trovano brani che diverranno dei classici della canzone italiana, come I giardini di marzoE penso a teInnocenti evasioniComunque bella e Il leone e la gallina.

“I giardini di marzo” è uno dei brani più noti di Lucio Battisti e in generale di tutta la musica leggera italiana. Il testo, scritto da Mogol in chiave autobiografica, parla degli anni della sua infanzia nel dopoguerra, tra povertà e difficoltà familiari ed esistenziali.

“E penso a te” racconta di un pensiero pieno di nostalgia verso una donna non presente, giocando sulla contrapposizione tra un appuntamento con un’altra donna finito senza esito e il pensiero di quel che lei potrebbe star facendo in quel momento. Viene sottolineata la tristezza del protagonista in presenza della donna con cui cerca di dimenticare il passato e l’esplosione del sentimento di nostalgia in assenza dell’amata. Curiosità: il testo della canzone nacque in 19 minuti durante un viaggio in automobile sull’autostrada Milano-Como in cui Mogol compose il testo pressoché improvvisando mentre Lucio Battisti stava accanto al guidatore e Mogol dietro, canticchiava la linea melodica.

La copertina è stata realizzata dal fotografo Cesare Montalbetti, in arte Caesar Monti, che della sessione fotografica ricorda: “di questa copertina, una cosa mi è rimasta impressa: la fatica fisica di raccogliere una montagna di vecchi mobili che, dopo avere accatastato, bruciammo. La nostra inesperienza fu totale: non considerando la pericolosità dell’operazione, non avevamo avvertito i Vigili del Fuoco. Tutto finì bene… anche perché non c’era più legna. Il tema che si voleva esprimere lo trovavo eccessivo: non mi sono mai piaciuti i “fuochi delle vanità”, di qualsiasi natura siano, ma la casualità delle foto fu sorprendente.”

 

 

6) “Emozioni” (1970)

Le dodici tracce del 33 giri sono state i primi grandi successi dell’artista reatino, a partire da Fiori rosa, fiori di pesco e Acqua azzurra, acqua chiara vincitrici rispettivamente del Festivalbar 1970 e 1969, fino alle classiche Emozioni Mi ritorni in mente. Di fatto, a parte Dolce di giorno e Era, tutti gli altri brani sono parte della produzione di Battisti e Mogol che rimarrà impressa nella memoria del pubblico italiano, per sempre.

Tutti conosciamo i brani contenuti in questo album che ha cambiato la storia del pop italiano.

Emozioni
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7) “Don Giovanni” (1986)

Disco di canzoni elettroniche, armoniche e totalmente originali.

Curiosità: Inizialmente Lucio Battisti autorizzò la stampa su vinile e su musicassetta, ma la proibì su CD, in quanto diffidente circa la resa delle sue canzoni su questo strumento di riproduzione da lui giudicato “freddo”. Battisti autorizzò la ristampa dell’album su CD solamente a otto anni di distanza, nel 1994. 

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Don Giovanni
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8) “Hegel” (1994)

All’apice della sperimentazione Hegel chiude non solo il sodalizio con Panella, ma tutta la carriera artistica di Lucio Battisti. Un vero punto di non ritorno. Hegel annovera nei testi di Panella un notevole numero di richiami filosofici all’estetica e alla vita dell’omonimo filosofo dell’idealismo tedesco. Vi è inoltre una canzone intitolata all’evocativa città tedesca di Tubinga, dove Hegel soggiornò e fu studente in gioventù; a detta di alcuni si possono trovare anche dei riferimenti ironici all’ex paroliere di Battisti, Mogol. La copertina dell’album, costituita da una E maiuscola, è stata oggetto di numerose ipotesi: alcuni pensano che sarebbe l’iniziale della parola inglese “end”, fine. Secondo altri, la stessa E sarebbe la lettera mancante della scritta C.S.A.R. (quindi C.E.S.A.R.) della copertina dell’album Cosa succederà alla ragazza pubblicato due anni prima.

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Hegel
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9) “Io tu noi tutti” (1977)

Disco di stampo americano che mette insieme pop, funk e Battisti doc. L’inizio è incredibile con Amarsi un po’ e la sua chitarra stoppata che farà scuola. To Feel in Love è la versione inglese di Amarsi un po’, la prima incisione fu di Lucio Battisti per il mercato statunitense e il brano fu contenuto nell’album Images.

Un altro capolavoro a inizio seconda facciata, è Sì viaggiare e le successive Ho un anno di più Neanche un minuto di “non amore”. L’album è stato inciso ad Hollywood.

Io Tu Noi Tutti
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10) “Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera” (1976)

Disco funk melodico degno delle migliori produzioni americane, persino David Bowie si dichiara fan del nostro Lucio Battisti.

Il disco contiene il grande successo “Ancora tu”, la canzone ha per protagonisti due ex fidanzati, che si incontrano per caso qualche tempo dopo essersi lasciati. La conversazione tra i due è inizialmente fredda e impacciata (Battisti infatti  nei primi versi, anziché cantare, parla – quasi sottovoce). Dopo i convenevoli e le domande di rito («e come stai?»; «ho solo ripreso a fumare»), la conversazione si fa più intima, e nonostante l’iniziale indifferenza di lui («ancora tu / non mi sorprende lo sai») e qualche colpa che lei ha da farsi perdonare («l’incorreggibile») entrambi capiscono che la passione tra loro non è mai finita («ho fame anch’io / e non soltanto di te»); infine il protagonista si convince definitivamente di tornare insieme alla sua ex («disperazione e gioia mia / sarò ancora tuo / sperando che non sia follia / ma sia quel che sia»).

“Ancora tu” ha la forma di un dialogo cantato, dove Battisti parla con la sua partner; la forma del dialogo era già stata usata da Battisti in altre sue canzoni (Le tre veritàSognando e risognandoGente per bene e gente per maleLe allettanti promesse). In questo canzone c’è però un’innovazione: la donna infatti non interviene mai direttamente nella conversazione, per quanto la sua partecipazione sia chiaramente percepibile dalle domande che il cantante le rivolge e alle quali egli stesso risponde, anticipando e prevedendo le reazioni della sua lei.

“Dove arriva quel cespuglio” una canzone quasi dimenticata ci rivela uno dei più grandi segreti della legge di attrazione, qui potete leggere un bellissimo articolo di approfondimento.

Nel disco una menzione speciale la merita il brano “La compagnia”, il brano racconta il “giorno dopo” della fine di un amore. Il protagonista esce di casa “senza meta” fino a che non è attratto da una musica all’interno di un bar. Qui si scorderà, almeno per un po’, del suo amore perduto. Nel 2007 la canzone venne interpretata anche da Vasco Rossi (grande ammiratore di Lucio Battisti), tal proposito puoi trovare qui la nostra recensione sul Giradischi celebrativo del concerto Modena Park Pro-Ject Essential III con testina Ortofon OM10.

L’immagine di copertina fu realizzata dal fotografo Cesare Montalbetti, conosciuto anche come Cesare Monti o Caesar Monti, il fotografo ci rivela che “la foto fu scattata in una stradina sterrata che portava al laghetto nelle vicinanze del Mulino, la sala dove stava incidendo Lucio. Bagnammo la strada per rimpinguare le pozzanghere già presenti per la pioggia caduta in precedenza. Lucio, che portava sotto i vestiti una tuta da subacqueo, dovette ripetere l’azione almeno un centinaio di volte, scivolando e facendo veri e propri capitomboli. Per aumentare l’effetto del fango gli lanciavamo, proprio davanti ai piedi, dei sassi. Alla fine del servizio era distrutto dalla fatica, e rimase a letto per un paio di giorni.”

La Batteria,Il Contrabbasso, Eccetera
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11) “Cosa succederà alla ragazza” (1992)

Il disco si focalizza ancora più fortemente sull’elettronica (Cosa succederà alla ragazza), su echi dub (Ecco i negoziPerò il rinoceronte), addirittura su timidi tentativi rap (Cosa farà di nuovo). Le melodie però tornano fruibili, specie in La metro eccetera, forse il brano più tradizionalmente battistiano tra tutti quelli composti con Panella. L’uscita del disco rispetta la cadenza biennale che sembra divenuto il tempo necessario per la realizzazione di un album della coppia Battisti/Panella. Con il produttore e batterista Andy Duncan sono presenti negli studi Sarm West di Londra soltanto altri due musicisti, il tastierista Lyndon Connah (che ha suonato con i Level 42) e il chitarrista Philip “Spike” Edney, conosciuto anche come «il quinto Queen» perché nei concerti della band britannica suona spesso le tastiere, poiché si tratta di un polistrumentista. La voce di Battisti  si stende su un tappeto di tastiere con qualche intervento della chitarra elettrica, gli assoli d’organo sono molto semplici. La batteria è ovviamente in primo piano. Cosa succederà alla ragazza è dominato dal sentimento puro e vi sono molti i riferimenti religiosi.

Cosa Succedera Alla Ragazza
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12) “L’apparenza” (1988)

Le tipiche melodie di Battisti appaiono e scompaiono. Sembra che l’autore si diverta a confondere il pubblico, a offrire una versione deformata e straniante di sé. Questo e altri dischi con Panella si rivelano opere fondamentali nel loro affermare la grande volontà di Lucio Battisti: quella di essere non un semplice cantante pop, ma un uomo coraggioso che non teme di andare persino contro se stesso pur di portare avanti la sua visione. Dopo la separazione da Mogol lo aveva detto: “Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali: Devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso”. La copertina dell’album è un disegno di Lucio Battisti stesso, come è in Don Giovanni e negli altri tre album successivi. È completamente bianca e raffigura il disegno stilizzato di una credenza.

L'Apparenza
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13) “Una giornata uggiosa” (1980)

Il disco è stato registrato a Londra come il precedente Una donna per amico ed ha visto come produttore Geoff Westley, rimase al primo posto in classifica per nove settimane consecutive. Fu l’ultimo album di Battisti con testi firmati da Mogol.

Curiosità n. 1: la copertina fu realizzata dal fotografo Ilvio Gallo; si tratta di una foto in bianco e nero che rappresenta una strada bagnata e allagata dalla pioggia, ripresa dall’alto. È visibile un passante che si copre con un ombrello e il muso di un’automobile (un Volkswagen Maggiolino cabriolet color oro). La persona con l’ombrello è l’assistente del fotografo.

Curiosità n. 2: Amore mio di provincia è l’ultima canzone cantata in televisione da Lucio Battisti; l’esibizione avvenne, in playback, alla televisione svizzera, si dice per aver perso una scommessa con un amico.

Una Giornata Uggiosa
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Una Giornata Uggiosa
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14) “La sposa occidentale” (1990)

Terzo disco nato dalla collaborazione tra Lucio Battisti e Pasquale Panella. In questo album si nota l’aumento delle atmosfere techno-dance. A differenza dei due precedenti, e, come i due successivi, questa volta i surreali testi di Panella disegnano una sorta di concept album, incentrato su una figura femminile, la “sposa occidentale”. In particolare l’omonimo brano dell’album avrà diversi passaggi radiofonici (400.000 copie vendute). La copertina dell’album è completamente bianca con il disegno stilizzato di un quadro.

La Sposa Occidentale
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15) “Amore e non amore” (1971)

È il suo primo album composto esclusivamente da brani inediti e quarto album discografico.

Partiamo subito con una curiosità: nel novembre del ’70 il disco era stato registrato ed era pronto per uscire. Tuttavia essendo un album molto sperimentale  la casa discografica Ricordi decise di metterlo da parte, preferendo sfruttare canzoni di più sicuro successo, e così nel dicembre del 1970 pubblicò Emozioni, una raccolta degli ultimi singoli di Battisti. Il numero di catalogo di Amore e non amore infatti è di poco inferiore a quello di Emozioni.

Questa operazione commerciale da parte della Ricordi fece molto arrabbiare Battisti, che per assicurarsi una maggiore indipendenza artistica, non appena scadette il contratto con la Ricordi (nel 1971), passò alla casa discografica che aveva fondato insieme a Mogol due anni prima, la Numero Uno. Battisti era preoccupato dal fatto che il ritardo della pubblicazione dell’album lo potesse rendere meno avanguardistico di quando era stato concepito, e già “superato”.

La spaccatura dell’album tra la parte dedicata all’amore e quella dedicata al non amore è evidente, ci sono infatti quattro brani cantati (non amore) e altri quattro strumentali (amore). Questi ultimi sono caratterizzati da titoli lunghissimi, ideati da Mogol al posto del testo; i titoli fotografano delle situazioni. La separazione è altrettanto forte dal punto di vista musicale: i brani dedicati al non amore sono pezzi rock and roll con influenze blues, mentre quelli dedicati all’amore sono pezzi prog rock che fanno largo uso dell’orchestra sinfonica.

Amore E Non Amore (Vinile)
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16) “E’ già” (1982)

Si tratta del primo album di Battisti scritto senza la collaborazione di Mogol, le canzoni del disco furono scritte da Battisti insieme alla moglie Grazia Letizia, che si firmò con lo pseudonimo di Velezia (Veronese Letizia Grazia). I testi sono diretti e semplici, affrontano la nuova passione di Battisti ovvero il Windsurf (Windsurf Windsurf), ricordiamo anche l’amore per l’ascolto e la registrazione della musica (rispettivamente Hi-Fi e Registrazione). In questo disco emerge uno stato d’animo fresco e gioioso, quasi come fosse una rinascita per essersi scrollato di dosso un passato “pesante”.

È il disco della svolta di Battisti che non tornerà più a comporre hit di grande successo come durante la collaborazione con Mogol; già dal primo brano dell’album Battisti rese noto che nulla sarebbe rimasto come prima:

«Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale, mostra a te stesso che non sei un vegetale. E per provare che si può cambiare, sposta il confine di ciò che è normale. Bella giornata è questa qua, l’aria più fresca ti esalta già, il momento migliore per cominciare un’altra vita, un altro stile.» (Scrivi il tuo nome)

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